• QUARTA EDIZIONE | ANNO 2017
    27-28-29 ottobre
    NAPOLI - MOSTRA D' OLTREMARE
    PADIGLIONE 10

Imparando dai nostri avi

Imparando dai nostri avi

La coltivazione della canapa nella storia italiana

Nel corso del tempo la canapa (Cannabis Sativa), che per secoli era stata una coltura fiorente dell’economia italiana, entrò in crisi. Verso la fine degli anni Cinquanta l’introduzione dei materiali sintetici derivati dal petrolio e le misure restrittive introdotte dagli Stati  Occidentali, orientate verso la criminalizzazione della cannabis, furono le cause che maggiormente influenzarono il declino delle coltivazioni di canapa. Si generò una gran confusione tra cannabis indica e sativa, che sono due sottospecie appartenenti alla stessa pianta: le dure sanzioni iniziarono ad essere applicate a chi coltivava qualsiasi tipo di cannabis. Di conseguenza, tutto ciò che l’uomo ricavava dalla canapa, venne in breve tempo sostituito da materiali  più moderni e meno criminalizzati. 
Le coltivazioni diminuirono fino a scomparire nel 1975, anno in cui la cannabis fu definitivamente criminalizzata, proibendone tutti gli usi ad essa connessi. Ma come mai la canapa,  che è stata per tanto tempo una delle principali risorse economiche, intorno alla quale esisteva un mondo di mestieri, miti e tradizioni. Come ha  fatto a scomparire non solo dall’economia mondiale, ma persino dai ricordi delle persone? Le vele, le funi e le corde delle navi che salpavano i nostri mari erano  fatte di canapa, come pure il basto e le selle montate sugli animali che ci aiutavano nei lavori agricoli, così come tra i rimedi basici della nostra farmacopea. Eppure i ricordi si sono affievoliti, fin quasi a scomparire. Ma, dopo tanti anni d’assenza, nelle campagne italiane stiamo assistendo ad una presa di coscienza da parte delle persone nei riguardi della cannabis, soprattutto in seguito ai problemi generati dal proibizionismo e dall’inquinamento del petrolio. Tenendo presente che la coltivazione della canapa è un fenomeno che ha interessato l’intera penisola italiana dalle Alpi all’Aspromonte, è di primaria importanza comprendere il passato glorioso che questa pianta ha avuto sul territorio nazionale, nella speranza in futuro l’Italia ritorni ad essere un Paese d’eccellenza per la canapa, così come lo è stato in passato. 

La canapa nell’Italia Preistorica

Negli ultimi tempi in molti hanno parlato del ritrovamento di pipe prestoriche con tracce di canapa nell’area del Canavese, in Piemonte, ridefinendo così la storia della canapa italiana. Anche se la prima cosa che viene in mente è un’omone preistorico impellicciato e “sballato”, la presenza della canapa in Italia è stata in realtà determinata  dall’ incontro fra popoli diversi che generando mescolanze, interazioni e fusioni, introdussero e diffusero la sua coltivazione. Essendo una pianta d’origine asiatica la canapa si diffuse in Italia attraverso i rapporti di scambio tra i popoli italici pre-romani e quelli dell’area balcanica, esperti coltivatori già da secoli. Nelle sue Storie  Erodoto ci narra che i popoli del Mar Nero, gli Sciiti ed i Traci,  tessevano le loro vesti con la canapa e gettavano i semi sul fuoco, inalandone i vapori per generare piacere. Erodoto parla anche delle forti analogie che avevano i Traci e gli Etruschi, che furono la prima grande civiltà della penisola, e molti studi a riguardo confermano il forte legame che avevano questi due popoli, accumunati da conoscenze tecniche e credenze rituali comuni. 

Dal settimo secolo a.C. comincia a sentirsi nella penisola appennninica la presenza etrusca che si spinge verso le valli padane che si collegavamo al fiume Po, in cerca di contatti con gli altri popoli che vivevano al di là del  grande corso d’acqua. Erano un popolo specializzato nell’agricoltura e, durante i loro spostamenti verso la ricca e fertile pianura Padana, influenzarono tutto il territorio emiliano con le innovative tecniche di coltivazione. La canapa aveva un ruolo di primo piano. I resti di polline di canapa, rinvenuti negli scavi archeologici appena fuori dalla città di Bologna, accertano che vi era un uso massciccio della canapa nel territorio emiliano. 
Era infatti utilizzata dagli Etruschi come coltura fondamentale per rifertilizzare i terreni: avevano avuto loro l’idea di alternare campi di grano a campi d’erba nella rotazione delle colture, una tecnica rimasta in voga nelle campagne della penisola fino a pochi decenni fa. Si diffuse in tutta l’Etruria ed iniziò ad essere coltivata principalmente per la sua fibra, dalla quale si ricavava un tessuto molto resistente che trovava impiego in vari settori: agricolo, bellico, navale,agricolo. L’incontro-scontro tra la civiltà etrusca e i Romani non poteva escludere la canapa. E prendendo esempio dalle fruttuose conoscenze agricole degli Etruschi appena conquistati, i Romani incentivarono la coltivazione su tutto il territorio conquistato. 
Era infatti utilizzata dagli Etruschi come coltura fondamentale per rifertilizzare i terreni: avevano avuto loro l’idea di alternare campi di grano a campi d’erba nella rotazione delle colture, una tecnica rimasta in voga nelle campagne della penisola fino a pochi decenni fa. Si diffuse in tutta l’Etruria ed iniziò ad essere coltivata principalmente per la sua fibra, dalla quale si ricavava un tessuto molto resistente che trovava impiego in vari settori: agricolo, bellico, navale,agricolo. L’incontro-scontro tra la civiltà etrusca e i Romani non poteva escludere la canapa. E prendendo esempio dalle fruttuose conoscenze agricole degli Etruschi appena conquistati, i Romani incentivarono la coltivazione su tutto il territorio conquistato. 

Il mondo romano

L'antichissima produzione della canapa e l'artigianato delle funi sono elementi che furono fondamentali nella storia romana. I cannabetum, cioè i terreni coltivati a canapa, erano sparsi su tutta la penisola. Come ci descrive Plinio, il più illustre storiografo romano, le qualità più apprezzate per l’estrazione della fibra si trovavano a Rosea (oggi le Roscie presso Rieti) e a Mileto, in Calabria.

Vi sono testimonianze archeologiche della sua coltivazione nei pressi di Miceno, porto romano partenopeo distrutto dai saraceni nel IX secolo. E’ stato accertato che i profughi scampati alla distruzione portarono con se le tecniche di lavorazione della canapa: alcuni scavi archeologici nell’area di epoca Romana parlano di un territorio di periferia agricola incentrata sulla coltivazione di canapa, nell’area che oggi prende il nome di Fratta, vicino Napoli. 

In un recente incontro sulla presenza dei romani nell’area Cisalpina sono state mostrate al pubblico delle lastre incise, risalenti al III sec. d.C., che testimoniano la coltivazione della canapa anche in quei territori. Il dato è importante non solo perché è una prova certa, un’attestazione epigrafica giuntaci relativa alla coltivazione di questa pianta, ma anche perché testimonia che nell’agro padovano, la zona dell’odierna Bovolenta, tra il II e il III secolo d.C., si coltivava la canapa, grazie alle favorevoli caratteristiche geografiche di un territorio pianeggiante, umido ma non paludoso a seguito degli interventi di bonifica, particolarmente fertile per la presenza di depositi alluvionali. Dal Nord al Sud Italia iniziano quindi a svilupparsi le basi di un mondo contadino e rurale legato alla coltivazione di cannabis, le cui tradizioni si sono tramandate  fin quasi ai nostri giorni.

La canapa nella medicina romana

Nel mondo romano la canapa trovava largo impiego nella costruzione di corde, funi, stuoie e reti; inoltre il seme e altre parti della pianta venivano utilizzate nella preparazione di medicamenti che venivano somministrati a uomini ed animali.
La cannabis era infatti ben conosciuta dalla medicina romana. Seguendo le lezioni di Ippocrate, il medico greco considerato il padre della medicina, i dottori romani utilizzavano i rimedi naturali per il trattamento delle malattie.
Essi basavano la loro scienza sugli insegnamenti di Ippocrate, che per primo aveva attribuito alle varie infermità cause naturali, e non religiose. Prima di Ippocrate la medicina non esisteva e le malattie venivano spiegate attraverso miti e leggende, ritenendo che arrivassero direttamente dagli Dei. Il maestro, che contestava chi considerava le malattie un castigo divino, riteneva invece che tutte le infermità hanno cause naturali e la loro cura poteva cercarsi nella natura.
Il più illustre medico conosciuto nell’impero Romano  era Galeno, il “dottore dei gladiatori”; le sue opere influenzarono la medicina fino agli inizi del diciottesimo secololo. Galeno riprese il concetto ippocratico di Natura Medicatrix, il medico è “ministro della Natura”.
Nel sistema galenico nulla è affidato al caso e tutto ha uno scopo ben preciso; la natura consente di equilibrare gli organi affetti da patologie, attraverso l’utilizzo diretto di elementi derivati dalla natura.
La canapa, come molte altre piante,  era largamente usata da Galeno: la tintura galenica di canapa è stata per secoli uno dei preparati maggiormente utilizzati come analgesico e anestetico in varie parti del mondo. In effetti Galeno raccomandava la cannabis per il trattamento di varie patologie: mal d’orecchi, edemi, itterizia, contro le flatulenze e il dolore in genere. Inoltre suggeriva il suo utilizzo nella preparazione dei dessert, per rendere “più piacevoli e allegri” i banchetti.
Galeno gettò le basi per una medicina che perdurò fino agli inizi del mondo contemporaneo. Ma un altro grande dottore della scienza medica romana, Discoride rimase soddisfatto dalle funzionalità terapeutiche della cannabis. Egli compilò il primo erbario di medicina naturale della Storia. Il suo trattato, De Natura Medica, era una raccolta di oltre 600 tipi di piante e altri elementi naturali: forniva una descrizione esaustiva dei rimedi di origine animale, vegetale e minerale.  
Tra le piante suggerite si trova la canapa che egli consigliava contro il mal d’orecchi e l’itterizia, ma anche per aumentare le contrazioni del parto e diminuirne le fitte che provocava. Partorire in età romana era difficile e doloroso: le donne prima del parto venivano unte con olii e massaggiate con l’ausilio di di garze imbevute con acqua calda e con tintura di canapa sia per facilitare la nascita, che  per metterle di “rilassarsi” un pò dopo lo sforzo. Quella di Discoride è considerata un’opera infallibile, diventando un manuale di riferimento per la medicina occidentale. La civiltà romana utilizzò e apprezzò gli usi della canapa: l’editto di Diocleziano, che fissò i prezzi delle materie prime ci fornisce una prova certa sull’utilizzo della pianta. 
Anche se il suo prezzo era nettamente inferiore a materiali simili come il lino, la coltivazione della canapa era ben sviluppata negli agri romani. Ma l’Impero Romano dopo secoli di splendore cadde, facendo susseguire un’epoca di grandi trasformazioni: mutamenti demografici, religiosi ed economici. Il 476 d.C. è l’anno che segna la fine dell’Impero e l’inizio del Medio Evo italiano. Le grandi città subiscono devastanti invasioni barbariche. Le floride campagne romane vengono saccheggiate e, in seguito abbandonate. L’Italia non è più un regno, né più un impero, ma è una distesa territoriale dove per secoli nuove potenze si susseguiranno.
Ma più che essere un territorio barbarizzato, l’Italia diventa un regno di barbari romanizzati. La cultura romana non venne mai del tutto abbandonata. La medicina, che fino ad allora aveva avuta una supremazia greco-romana, inizia a diffondersi, ad essere studiata e tradotta prima da parte dei bizantini e in seguito dagli arabi. E le tecniche agricole e artigianali continuarono ad essere applicate anche dai popoli che conquistarono il Bel Paese.

https://www.dinafem.org/it/blog/coltivazione-canapa-storia-italiana/

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